Comprendere la sessualità maschile

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Alcuni modelli culturali tendono a identificare semplicisticamente la sessualità maschile con un insieme di meccanismi istintuali, i quali connoterebbero l’uomo nella sua essenza virile, ponendolo, a confronto con modelli prestazionali piuttosto rigidi (come l’aspettativa di un desiderio sessuale costantemente presente).

Un approccio di questo tipo ha contribuito tradizionalmente a porre la sessualità al centro dell’identità maschile: un uomo con una disfunzione erettile o con un’eiaculazione precoce, non mette in discussione soltanto la sfera sessuo-affettiva, ma se stesso. Molto di frequente nella pratica clinica si osservano pazienti che a seguito di un problema in quest’area hanno sviluppato forti sentimenti d’inadeguatezza, di colpa e di vergogna, connessi ad un’immagine di sé compromessa.

Anche i professionisti della salute corrono il rischio di colludere con una tale prospettiva, quando pongono il focus prevalentemente sulla rimozione del sintomo e cercano di ripristinare la funzione sessuale esclusivamente a livello genitale, trascurando il contesto emotivo e relazionale all’interno del quale si definisce il disagio stesso della persona.

La risposta sessuale nell’uomo secondo i primi modelli scientifici

I primi studi scientifici del secolo scorso descrivevano nell’uomo una sessualità altamente influenzata da fattori biologici e meno da quelli psicologici e relazionali. Nel 1954, il ginecologo William Masters e la psicoterapeuta Virginia Johnson schematizzarono il ciclo della risposta sessuale maschile in quattro fasi: il desiderio, costituito da una base pulsionale associata a pensieri, fantasie e immagini mentali che motivano una persona ad intraprendere un rapporto sessuale; l’eccitazione, caratterizzata da sentimenti soggettivi di piacere accompagnati da cambiamenti psicologici e genitali (l’erezione è uno di questi); l’orgasmo, l’acme dell’eccitamento erotico, contraddistinto da reazioni neuromuscolari che culminano nell’eiaculazione; la risoluzione, altrimenti definita come uno stato generale di rilassamento e benessere conseguente all’orgasmo, a cui segue un periodo refrattario in cui l’uomo non prova più piacere e non può ottenere un’erezione.

Il desiderio maschile in particolar modo è sempre stato dipinto come più intenso rispetto a quello femminile, complice l’azione di alcuni ormoni (ad es., il testosterone che negli uomini è presente in misura sensibilmente maggiore rispetto alle donne), relativamente costante e continuo nel tempo, meno vulnerabile all’effetto di fattori relazionali (disponibilità emotiva del/della partner, buon livello di intimità psicologica, percezione di un buon feeling, etc.) e scarsamente influenzato dal contesto (presenza/assenza di una relazione stabile, distrazioni dovute al lavoro o ai figli, etc.). È probabile che una tale rappresentazione del desiderio sia stata in parte influenzata da alcuni stereotipi culturali tradizionali che dipingono gli uomini come virili, forti, autonomi, dominanti e poco emotivi. Pertanto, la sessualità maschile non poteva che essere descritta come “attiva”, caratterizzata da costanti e intense pulsioni, oltre che orientata prevalentemente alla prestazione.

Il riconoscimento delle emozioni: un cambiamento di prospettiva

Negli ultimi anni questa visione per certi versi “meccanicistica” della risposta sessuale maschile è stata messa in discussione da diversi lavori scientifici. Tra questi, uno studio portoghese di Carvalho e Nobre pubblicato nel 2011 che ha evidenziato come il desiderio maschile non si riduca ad una risposta scontata ed immediata a stimoli erotici, condizionata unicamente dalla presenza degli ormoni, ma sia piuttosto qualcosa di molto più complesso, la cui comprensione non può prescindere dal riconoscimento di numerose variabili coinvolte. Tra queste, gli autori hanno focalizzato la loro attenzione su: età, presenza di problematiche di natura medica o psicologica, grado di soddisfazione relazionale ed esistenza di aspettative inappropriate riguardo al sesso, quali, ad esempio, una sopravvalutazione dell’importanza delle dimensioni dell’organo maschile e la necessità di un’erezione costantemente “al top” per ottenere dei rapporti soddisfacenti nella coppia.

Il grande valore attribuito da molti uomini alla consistenza e alla qualità dell’erezione, rimanda al ruolo che essa riveste socialmente nella definizione di un’ideale di forza e mascolinità. L’interiorizzazione di un tale pregiudizio rende una parte della popolazione maschile più vulnerabile a sperimentare un disagio emotivo anche nel caso di un calo episodico e temporaneo del desiderio, che può essere in modo erroneo interpretato soggettivamente non come l’assenza momentanea dell’interesse sessuale, bensì come la spia di un disturbo erettile.

Gli studi più recenti, sembrano confermare ed estendere le considerazioni fatte finora a proposito del desiderio anche a tutte le altre fasi della risposta sessuale maschile. La presenza di false credenze sulla sessualità, costruite nel corso dell’esperienza e frutto di pregiudizi culturali, la mancanza di fantasie erotiche durante i rapporti, l’esistenza di emozioni negative (come rabbia e paura) e una forte conflittualità tra i due partner, infatti, non di rado, possono contribuire all’insorgenza o al mantenimento di difficoltà nell’erezione o di problematiche legate all’orgasmo, come l’eiaculazione precoce.

Appare evidente quindi come l’intensità della risposta sessuale, negli uomini, come nelle donne, dipenderà dalla disponibilità a esplorare con fiducia le sensazioni e le emozioni connesse al contatto intimo. Tale propensione sarà influenzata da fattori quali: il livello di complicità, la qualità della comunicazione e il clima emotivo che caratterizzeranno l’incontro rendendolo un’esperienza altamente piacevole ed unica.

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Gaetano Gambino

Autore da:  19 aprile 2018

Psicoterapeuta a orientamento umanista e bioenergetico, esperto in sessuologia, è Socio Fondatore della SISP – Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, dove svolge la sua attività clinica.
Da diversi anni partecipa alla progettazione e alla realizzazione di corsi di aggiornamento e seminari rivolti a studenti, medici, psicologi, operatori socio-sanitari ed educatori.È autore di diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative nell’area della sessuologia e della psicologia, anche a livello internazionale