HIV: uno sguardo alla situazione attuale

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Nonostante se ne parli da qualche decennio, sull’HIV c’è ancora una forte disinformazione, a causa dei tanti – troppi – pregiudizi che da sempre avvolgono in un alone di mistero e paura tutto ciò che gravita intorno a questo virus. È bene continuare a parlarne per agire su due fronti: informare chi ha una conoscenza manchevole e veicola la falsa credenza dogmatica “HIV=morte” e fare prevenzione per chi, al contrario, prende sottogamba la questione. Informarsi è l’unico modo per proteggere sé stessi e gli altri e vivere serenamente la propria sessualità. Il virus dell’HIV si trasmette prevalentemente tramite rapporti sessuali non protetti, per cui riguarda chiunque abbia dei rapporti sessuali, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dal tipo di condotte relazionali che si adottano. Non sono necessari reiterati comportamenti sessuali promiscui o stili di vita al di sopra delle righe per contrarre l’infezione: quella sola volta in cui lasciamo il preservativo a casa – o in cui ci lasciamo convincere che non c’è proprio motivo di usarlo – può essere sufficiente.

Ad oggi la ricerca ha fatto dei passi da gigante a riguardo, per cui l’HIV è considerata un’infezione cronica che, se adeguatamente curata e seguita, permette di avere una prospettiva di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

I dati italiani

Le ultime stime ufficiali risalgono al 31 Dicembre 2016 (fonte Istituto Superiore della Sanità). Nello specifico:

  • 3451 nuove infezioni (quasi 10 persone al giorno);
  • l’incidenza maggiore è nel Lazio, nelle Marche, in Toscana e in Lombardia;
  • il 77,4% dei casi è composto da uomini;
  • “25-29 anni” è la fascia di età in cui c’è maggiore incidenza di casi;
  • l’85,6% dei casi segnalati (47,6% persone eterosessuali, 38% msm – men who have sex with men) ha contratto il virus tramite rapporti sessuali non protetti;
  • 778 nuovi casi di AIDS (dato in costante calo negli ultimi 3 anni);
  • un aumento – dal 53,8% del 2006 al 76,3% del 2015 – delle persone con diagnosi di AIDS che non erano a conoscenza della propria sieropositività.

Questo ultimo dato mette in rilievo l’importanza di una diagnosi tempestiva: essere a conoscenza di aver contratto il virus dell’HIV dà un duplice vantaggio alla persona: iniziare tempestivamente la terapia farmacologica retrovirale, permettendo un rallentamento nella progressione del virus, e adottare un comportamento consapevole che protegga le persone con cui si hanno rapporti sessuali.

L’autotest

A questo proposito il 1 Dicembre 2016, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, è stato presentato l’Autotest HIV alla Camera dei Deputati, in una conferenza stampa promossa dalla Fondazione Onlus The Bridge e da NPS Italia -Network Persone Sieropositive. L’autotest è distribuito in Italia da Mylan ed è acquistabile in farmacia (ma anche online) ad un costo di 20 euro circa. In 15 minuti e tramite una semplice puntura sul polpastrello, è possibile avere una risposta circa il proprio stato sierologico, con un’attendibilità molto vicina al 100%. Questa iniziativa mira ad abbassare i numeri delle diagnosi tardive (6.000 – 18.000 casi in Italia), garantendo un accesso agevole al prodotto e un’assistenza all’utente da parte del farmacista in caso di necessità.

Insieme al kit è disponibile del materiale informativo molto utile per chi, non sentendosi a proprio agio nell’andare a fare il test in una struttura pubblica (o comunque non volendo mettere a repentaglio la propria privacy), decide di compiere un primo passo nella cura di sé nell’intimità della propria casa. Infatti, sono molte le persone che rimandano il test, oltre che per la paura del responso, per lo stigma che ancora è molto radicato nei confronti delle persone sieropositive.

Stereotipi duri a morire

Negli anni ’90 un famoso spot per la campagna contro la lotta all’AIDS a cura del Ministero della Salute mostrava le persone sieropositive attorniate da un alone viola. Ciò ha sicuramente contribuito, suo malgrado, ad instillare nell’opinione pubblica una forte reticenza nei confronti delle persone con HIV che si è sedimentata nel tempo accrescendo pregiudizi e ostilità.

Di seguito le idee errate più diffuse sul tema HIV:

· È bene evitare persone sieropositive per scongiurare la possibilità di contrarre il virus

FALSO! L’HIV si trasmette attraverso:

  1. liquido seminale e secrezioni vaginali;
  2. sangue;
  3. latte materno.

È quindi impossibile contrarre il virus dell’HIV tramite una stretta di mano, un abbraccio, la condivisione di uno stesso bicchiere, un bacio profondo. La saliva non è veicolo di trasmissione del virus.

· Frequentare bar, piscine, parrucchieri, bagni pubblici in cui non conosco lo stato sierologico degli altri avventori può mettermi a rischio di contrarre il virus HIV.

FALSO! Sangue e altri liquidi su cibi e bevande/in acqua/su forbici e spazzole/in urina o feci potenzialmente infette non rappresentano un rischio (per quanto possano rappresentare circostanze spiacevoli!). Il virus dell’HIV non sopravvive a contatto con l’aria, per cui le possibilità di un contagio ambientale sono praticamente nulle.

· E’ possibile intuire la sieropositività di una persona dal suo aspetto fisico.

FALSO! Una persona può essere sieropositiva da molto tempo e non avere alcun sintomo e/o segno visibile che la “identifichi”. L’idea della persona con aspetto emaciato e malandato è figlia dello stereotipo imperante.

· L’HIV si può trasmettere tramite il contatto accidentale con siringhe e/o aghi abbandonati in strada.

FALSO! Ripetiamo: il virus HIV, al di fuori del corpo umano ed esposto alle normali condizioni ambientali, perde il suo potere virulento. Potrebbe, in ogni caso, rappresentare una condizione di rischio per quanto riguarda i virus dell’Epatite B e C, per cui è consigliata la profilassi per queste infezioni.

Ci sono moltissimi esempi di persone con HIV che vivono la loro dimensione sociale senza incorrere in alcun tipo di problema; a volte, la conoscenza diretta di una situazione annulla lo schermo del pregiudizio, ma in troppi casi ancora non è così. Spesso non ci rendiamo conto di discriminare le persone con HIV; non sono necessarie azioni di violenza e odio per emarginare. Può bastare rifiutare un invito, tenere le distanze, emettere giudizi. A volte, giudicare gli altri può aiutarci ad allontanare dalla nostra mente l’ipotesi angosciante che quello stesso fatto possa accadere anche a noi. Per questo motivo è bene agire consapevolmente e informarsi, per non essere vittima delle circostanze da un lato e del pregiudizio dall’altro.

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Debora Peruzzi

Autore da:  28 aprile 2018

Sono nata nel 1985 a Roma, dove ho studiato e lavoro. Dopo la laurea in Psicologia Clinica e di Comunità, al momento di scegliere in che ambito svolgere il mio tirocinio non ho avuto dubbi: la sessuologia ha sempre avuto un forte fascino ai miei occhi. Ho svolto entrambi i semestri del mio tirocinio post lauream presso l'AISC - Associazione Italiana di Sessuologia Clinica dove, successivamente, mi sono formata con un master biennale in Sessuologia Clinica.

Ho collaborato con Psicologia Radio - Media di informazione psicologica e sociale dove ho curato una rubrica di interesse sessuologico dal nome "Sessualmente".

Sono co-fondatrice e responsabile Lazio di NUDI - Nessuno Uguale Diversi Insieme, un'associazione di psicologi che si occupa del benessere delle persone LGBTIQ, operando sul territorio nazionale per quanto riguarda la sensibilizzazione, la formazione, la ricerca e la consulenza clinica. Inoltre, collaboro con una realtà di persone con HIV a livello di prevenzione, sensibilizzazione e supporto psicologico.

La mia priorità professionale nell'incontro con l'altro è la creazione di uno spazio protetto in cui una persona in crisi possa sentirsi accolta, ascoltata e non giudicata, con l'obiettivo comune di recuperare e /o costruire insieme gli strumenti indispensabili per vivere una vita consapevole, autentica e serena.