La vera storia dell’International Women’s Day

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1520439880_Immagine articolo 8 Marzo

Nella Giornata Internazionale della Donna, in cui si regalano mimose e ci si scambiano auguri, poco si sa di questa ricorrenza, delle sue radici e del suo significato. E quale miglior modo di rendere omaggio a questa giornata se non quello di raccontarne brevemente le origini, al di là di falsi storici e ricostruzioni perbeniste?

Chi sono le donne che hanno reso possibile questo “anniversario” e perché, solo in Italia, vige la tradizione della mimosa?

Virginia Woolf (nota scrittrice e attivista britannica dei primi del ‘900) affermava: “Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori.”

Dall’Internazionale Socialista alla Conferenza di Chicago

L’origine della cosiddetta festa della donna è prettamente politica e si può far risalire al 1907, anno in cui si svolse, a Stoccarda, il VII Congresso della Seconda Internazionale Socialista. Durante questo evento, tutti i partiti socialisti firmarono una petizione in cui dichiaravano il loro impegno a lottare per introdurre il suffragio universale delle donne, ma – aggiunsero – “senza stringere alleanza con le femministe borghesi”.

Questa ultima affermazione non fu accolta favorevolmente da tutte le iscritte, al punto che la socialista Corinne Brown – nel febbraio del 1908 – dichiarò sulla rivista The Socialist Woman Il Congresso non ha alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione” e, nel maggio dello stesso anno, in occasione della Conferenza Socialista di Chicago, accanto alla tematica del voto, introdusse altri due temi cari alle femministe dell’epoca: lo sfruttamento dei datori di lavoro ai danni delle operaie (in termini di basso salario e di orari) e le discriminazioni sessuali. E su questo mi pare che abbiamo ancora molto lavoro da fare, purtroppo.

In suo onore, la Conferenza fu ribattezzata “Woman’s Day” e l’evento ebbe una risonanza tale che l’anno successivo, negli Stati Uniti, fu istituita la prima giornata della donna.

La Giornata Internazionale dell’Operaia

In quegli stessi anni anche in Europa, anche se in date differenti a seconda dei Paesi, si iniziò a celebrare una giornata dedicata alla posizione lavorativa e sociale della donna, in cui venivano ribadite tanto le rivendicazioni sindacali quanto le richieste politiche relative al riconoscimento del diritto di voto.

La scelta dell’8 Marzo come data di celebrazione del ruolo femminile nelle lotte sociali si fa risalire al 1917 quando, a San Pietroburgo, le donne russe scesero in piazza per rivendicare la fine della guerra e la loro opposizione allo zarismo. In onore di questo evento, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle donne Comuniste (1921), fu istituita la “Giornata internazionale dell’operaia”, definita poi da Lenin “Giornata internazionale della donna”.

La connotazione fortemente politica delle origini di questa Giornata e il suo legame con i movimenti socialisti e comunisti dei primi anni del ‘900 hanno contribuito, nel corso dei decenni, a far emergere storie alternative alla base di questa ricorrenza: dei veri e propri falsi storici.

Si pensi, ad esempio, alla versione secondo la quale l’8 marzo si ricorda la morte di centinaia di operaie decedute nel rogo di una fabbrica a New York; oppure a quella in cui si parla della violenta repressione poliziesca di una manifestazione sindacale di operaie tessili di Chicago.

È giusto sottolineare che questi tragici eventi sono realmente accaduti, ma che la loro associazione diretta alla festa dell’8 marzo è frutto, semplicemente, di una necessità storica di trovare una radice più allegorica che politica a questa giornata. Sul perché poi si siano culturalmente scelti eventi-simbolo in cui emerge una femminilità passiva e sfruttata piuttosto che una ribelle e politicamente attiva ci sarebbe molto da dire, ma avremo modo di approfondirlo in futuro!

Perché in Italia si regala la mimosa?

La tradizione di regalare fiori il giorno della Festa della Donna è condivisa in tutto il mondo, ma solo in Italia esiste un legame radicato con il fiore della mimosa. Perché? Anche qui dobbiamo tornare a spolverare i libri di storia politica del nostro Paese.

La prima volta che l’8 Marzo si festeggiò in modo più o meno ufficiale nella nostra Penisola era il 1946 per iniziativa del Partito Comunista Italiano e dell’Unione Donne Italiane (che al suo interno raggruppava donne iscritte al PCI, al PSI, alla Sinistra Cristiana e al Partito d’Azione).

La Guerra era appena finita e le difficoltà economiche della popolazione erano evidenti. Proprio per questo motivo Teresa Mattei, Rita Montagna (moglie di Palmiro Togliatti) e Teresa Noce, tutte ex-partigiane iscritte all’UDI, proposero di usare come fiore simbolo la mimosa: economica e in grado di crescere anche su terreni difficili in modo spontaneo. Un po’ come la ben nota forza femminile J

La Mattei, in un’intervista, spiegò: “Luigi Longo, che era vicesegretario del partito e si occupava delle donne, mi disse: “Facciamo come in Francia dove l’8 marzo offrono mughetti e violette alle compagne”. Pensando che di violette e mughetti in certi posti d’Italia non se ne trovavano proprio, controproposi la mimosa, fiore povero reperibile dappertutto. Mi inventai una bella leggenda cinese, inesistente, per cui la mimosa avrebbe dovuto rappresentare il calore della famiglia e la gentilezza femminile e la cosa passò. Anche se le socialiste storsero il naso perché avrebbero preferito l’orchidea”. E aggiunse: “La mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente”.

Quindi, quando regaliamo o riceviamo in dono una mimosa, oppure quando ci scambiamo un augurio, non stiamo semplicemente festeggiando la figura della donna in quanto tale, ma ne stiamo riconoscendo i diritti, sottolineandone il potere di autodeterminazione e rispettandone la libertà.

Buon 8 marzo a noi!

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Marta Giuliani

Autore da:  18 aprile 2018

Sono socia fondatrice della Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, presso la quale svolgo la mia attività di Psicologa e Sessuologa.

Membro della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) e dell’Associazione Sessuologi Italiani (ASI), ho conseguito nel 2014 la Certificazione di “Psico-Sessuologa Europea” (European Certified Psycho-Sexologist) – rilasciata dalla European Society for Sexual Medicine (ESSM) e dalla European Federation of Sexology (EFS) – che attesta il conseguimento di una formazione di alto livello nell’ambito della Sessuologia e della Medicina Sessuale.

Nel 2018 ho partecipato come ospite all'evento TEDxUNIPV "Eureka: join the future" con un intervento dal titolo "Il futuro della sessualità: dalla libertà del piacere al piacere di essere liberi".

Convinta dell’importanza di promuovere una cultura corretta del benessere psicologico dell’individuo, mi occupo da anni di formazione e divulgazione scientifico/mediatica su tematiche di diversa natura. In particolare:

- collaboro con l’Ordine degli Psicologi del Lazio anche come blogger di “Sessual-mente parlando”;

- sono membro del Comitato di Redazione del Portale di Informazione “Sessuologo.it”;

- svolgo attività di ricerca in numerosi ambiti della sessuologia e della psicologia, pubblicando su riviste scientifiche di settore quali: Vision Pro, Sexologies, Rivista di Sessuologia Clinica, Rivista di Sessuologia;

- sono autrice di capitoli per manuali di settore tra i quali “The Syllabus of Clinical Sexology” e “Identità di genere. Consulenza tecnica per la riattribuzione del sesso”;

- collaboro con diverse testate giornalistiche tra le quali: Repubblica, SuperAbile, D-Repubblica, Wired, etc.;

- intervengo come relatrice a convegni e seminari organizzati da enti e associazioni su tematiche legate al benessere sessuale e affettivo dell’individuo e della coppia.

Negli anni ho collaborato con i seguenti enti:

- Ordine degli Psicologi del Lazio in qualità di Segretaria della Consulta dei Giovani Psicologi, dei Dottori in Tecniche Psicologiche e dei Laureati in Psicologia;

- Commissione “Organizzazione dello studio professionale” dell’ODCEC (Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma) in qualità di formatrice e Membro Esterno;

- Cattedra di “Psicologia Clinica dello Sviluppo Sessuale”, presso la Facoltà di Medicina e Psicologia, Università “Sapienza” di Roma in qualità di ricercatrice;

- European Federation of Sexology (EFS) in qualità di coordinatrice della Youth Initiative Committee;

- Servizio di consulenza psico-sessuologica del Policlinico Umberto I di Roma e Dipartimento di Scienze Ginecologico-Ostetriche e Scienze Urologiche dell’Università “Sapienza” di Roma – ambulatorio “Laparoscopia, endometriosi e dolore pelvico”, in qualità di operatrice.