Le disfunzioni sessuali negli uomini eterosessuali: il ruolo della partner

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Spesso gli uomini tendono a vivere le difficoltà in ambito sessuale come un disagio molto intimo e privato, difficilmente condivisibile nella coppia, ancor meno con terze persone. Tale attitudine si traduce a volte in una riluttanza estrema nel chiedere un aiuto specialistico.

Eppure, disfunzioni sessuali, quali il disturbo del desiderio, il deficit erettile, l’eiaculazione precoce o ritardata, hanno per l’individuo un impatto negativo sulla qualità della vita, sull’autostima e sulla sua propensione a vivere relazioni intime. Lo stesso impatto può essere riscontrato sulle partner. È stata dimostrata, infatti, una profonda connessione fra funzionamento sessuale e relazionale all’interno della coppia.

Un disagio per due

Un disturbo sessuale maschile può essere considerato fonte di stress per entrambi i membri della coppia. Le partner di uomini con disfunzione erettile, ad esempio, riportano una riduzione significativa del desiderio e della soddisfazione sessuale.

I problemi sperimentati dalle partner e le difficoltà relazionali, inoltre, possono contribuire a determinare o a mantenere il sintomo maschile. Spesso a complicare lo scenario subentra la presenza di difficoltà sessuali nella donna successivi alla comparsa della disfunzione sessuale. Diversi studi hanno suggerito che le donne di partner con deficit erettili lamentano più frequentemente disfunzioni sessuali oppure la cessazione totale dei rapporti. In particolare è stata documentata una diminuzione nei livelli di:desiderio, eccitazione, frequenza e qualità degli orgasmi, soddisfazione sessuale e della vita in generale, dal momento in cui è insorto il disturbo.

Da un punto di vista emotivo la donna può sperimentare un insieme di reazioni che vanno dalla rabbia, alla delusione e alla tristezza. Tali vissuti si accompagnano spesso alla percezione di essere rifiutate o poco desiderate, alimentando spesso dei sentimenti di inadeguatezza e inibendo lo spirito di iniziativa nell’intimità per paura del fallimento, conducendo alla distanza fisica ed emotiva tra i partner.

Alcune donne assumono un ruolo di supporto, di conforto e di comprensione verso il compagno per aiutarlo a superare meglio la situazione. A volte, però, la disponibilità a collaborare si esprimerà ambiguamente attraverso un atteggiamento aggressivo e/o accusatorio, testimoniando di una difficoltà della donna ad elaborare le varietà di emozioni contrastanti legate al disagio che la coppia sta vivendo.

La partner come risorsa

Al di là delle difficoltà relazionali e sessuali che possono riverberarsi nella coppia a seguito dell’insorgenza di una disfunzione sessuale maschile, la partner può giocare un ruolo chiave nella salute sessuale del compagno, contribuendo alla promozione di una gestione efficace della problematica. Molto spesso, infatti, sono le donne ad avviare un dialogo intimo sulla presenza di un disagio e a indirizzare l’uomo verso un consulto specialistico.

Esse mantengono, inoltre, un ruolo importante di sostegno e motivazionale durante il percorso terapeutico, favorendo una migliore adesione alla terapia, che sia psicologica, farmacologica o integrata. Tale ruolo si rivela estremamente efficace anche nel fornire al clinico importanti informazioni sulla storia del disturbo sessuale (quando si è presentato la prima volta, come si è manifestato, quale il contesto emotivo e relazionale che caratterizza gli incontri, ecc.).

Le donne, essendo tendenzialmente meno influenzate dai miti e dagli stereotipi che ruotano intorno alla sessualità maschile, inoltre, possono contribuire a un maggiore senso si sicurezza sessuale nell’uomo, sfatando con il loro atteggiamento certe false credenze per cui una buona soddisfazione di coppia dipenda esclusivamente dalle qualità delle prestazioni sessuali, dal livello di rigidità dell’erezione e dalla durata del rapporto penetrativo.

La terapia di coppia: quand’è auspicabile?

Come si è visto nel caso dei disagi nell’area sessuale, molto frequentemente si assiste alla comorbilità del disturbo nella coppia. La motivazione da parte di entrambi i partner a intraprendere un trattamento rappresenta sicuramente un fattore prognostico favorevole così come la presenza di una buona base di complicità e un autentico desiderio di cambiamento. I problemi sessuali possono essere sia la causa sia il risultato di relazioni disfunzionali o insoddisfacenti; per questo motivo la terapia di coppia, facendosi carico in modo diretto anche dei problemi relazionali ha maggiori probabilità di essere efficace.

Sintetizzando, coinvolgere la partner sia in fase di diagnosi che di trattamento consente di:

  • evidenziare atteggiamenti discordanti e problemi di comunicazione tra i membri della coppia;
  •  valutare l’accettazione o il rifiuto di trattamento;
  • sondare le aspettative più o meno realistiche sulla sessualità;
  • avere maggiori informazioni sulla storia della disfunzione sessuale del partner;
  • migliorare la comunicazione nella coppia;
  • integrare nel percorso terapeutico le cosiddette mansioni sessuali, delle esperienze strutturate che vengono suggerite dal clinico allo scopo di lavorare sul sintomo, riducendo i livelli di ansia e migliorando la qualità del contatto intimo durante l’incontro sessuale.

La percezione della disfunzione sessuale da parte della donna e la sua disposizione ad accettare l’intervento possono influire sulla dimensione motivazionale del partner. Alcune donne, non adeguatamente informate sulle caratteristiche del trattamento, possono avvertire un senso di estraneità rispetto alla reazione di eccitazione del partner, e interpretare tutto ciò che accade durante il rapporto sessuale come qualcosa di finto, o non naturale. Anche per questo motivo, quando possibile è sempre auspicabile un percorso di coppia.

Tuttavia in alcuni casi è preferibile un trattamento individuale. Ciò si ritiene necessario quando la donna non si rivela supportiva (ad esempio in caso di un’estrema conflittualità di coppia), o quando il paziente non è d’accordo con il coinvolgimento della partner.

A prescindere dalla scelta del tipo di percorso, il mantenimento di un risultato a lungo termine sul sintomo è più probabile quando sono trattati anche i fattori relazionali, in un approccio olistico che tenga conto delle diverse dimensioni coinvolte nella genesi del disagio.

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Gaetano Gambino

Autore da:  19 Aprile 2018

Psicoterapeuta a orientamento umanista e bioenergetico, esperto in sessuologia, è Socio Fondatore della SISP – Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, dove svolge la sua attività clinica.
Da diversi anni partecipa alla progettazione e alla realizzazione di corsi di aggiornamento e seminari rivolti a studenti, medici, psicologi, operatori socio-sanitari ed educatori.È autore di diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative nell’area della sessuologia e della psicologia, anche a livello internazionale