Sesso e Diabete: un declino ineluttabile?

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Il diabete secondo i dati Istat relativi al 2015 riguarda oltre 3 milioni di italiani, numero che sembra destinato ad aumentare nei prossimi anni in modo significativo.

Molti studi hanno evidenziato quanto risulti essenziale, ai fini di una prevenzione delle complicazioni neurologiche e cardiovascolari, oltre ad un’adeguata e costante aderenza al trattamento farmacologico, l’adozione di una dieta alimentare e di uno stile di vita adeguati. Ciò rappresenta una sfida per i professionisti della salute e per la persona con diabete, poiché la gestione efficace di questa condizione cronica non può prescindere da una presenza mentale costante, tesa a individuare quotidianamente il giusto equilibrio glicemico attraverso una serie di azioni quotidiane.

Quale impatto per la psiche?

L’insorgenza del diabete è un evento che altera e rompe precedenti equilibri organici, psicologici e sociali: ciò determina un vissuto di progressiva compromissione di salute e d’integrità, che può indurre nel paziente l’idea di diversità e di solitudine.

Per queste ragioni, fin dal momento della comunicazione della diagnosi e nelle successive fasi di adattamento alla malattia, si rivela opportuno adottare un approccio che consenta di individuare eventuali fattori che favoriscono o ostacolano l’accettazione del diabete, oltre che riconoscere le implicazioni psicologiche della malattia stessa per la persona che ne è colpita.

Un’attenzione particolare, in tal senso, meritano i sintomi depressivi per il loro potenziale impatto negativo sul benessere psichico, ma anche sull’efficacia della gestione della patologia.

L’associazione di queste due condizioni è stata interpretata sia in senso somato-psichico (“il diabete dà depressione”) che in senso psico-somatico (“la depressione favorisce il diabete”). Il trattamento della depressione migliora sicuramente la qualità di vita percepita del paziente con diabete, e spesso, anche i suoi parametri metabolici. Non raramente la depressione è secondaria (reattiva) alla percezione di inefficacia/insuccesso nella gestione della malattia.

Come cambia la sessualità?

Il diabete può avere un importante impatto sulla sfera sessuo-affettiva.

Nell’uomo, in un recente studio pubblicato da Corona e colleghi sulla prestigiosa rivista Journal of Sexual Medicine (2014), si è visto come diverse difficoltà sessuali (quali disfunzione erettile, disturbo del desiderio, eiaculazione precoce e ritardata/impossibile) abbiano un’alta prevalenza in pazienti con diagnosi di diabete, sottolineando il ruolo dell’interazione di fattori cardiovascolari, endocrinologici e depressivi. Questi ultimi, in particolare, potrebbero sia contribuire all’inizio e al mantenimento del disagio sessuale, che esserne la conseguenza. Ciò evidenzia come la patologia possa influenzare la qualità della vita attraverso i vissuti emotivi e gli stati d’animo della persona, oltre che per le possibili alterazioni fisiologiche. Ad esempio, alcuni Autori hanno suggerito che l’eiaculazione precoce, possa rappresentare la conseguenza di un’erezione percepita come non adeguata nella consistenza e nella durata, che porterebbe l’individuo a ridurre, più o meno intenzionalmente, i tempi del rapporto. Una dinamica di questo tipo suggerisce la presenza di stati d’ansia prestazionale e di vissuti d’inadeguatezza che hanno una ricaduta diretta sull’intimità.

Anche la sessualità femminile può essere profondamente influenzata dalla presenza dal diabete, sebbene soltanto negli ultimi anni tale relazione sia stata riconosciuta e studiata in modo più sistematico in ambito scientifico. Per le donne ancora una volta le difficoltà sessuali sono il frutto di una commistione tra aspetti cardiovascolari, ormonali e di natura psichica. Riduzione del desiderio, scarsa lubrificazione e anorgasmia rappresentano i disagi più frequenti. I sintomi depressivi ed alcuni fattori legati al partner (ad es., la qualità della relazione e della comunicazione, o il percepire il proprio partner come un buon amante) sembrano giocare un ruolo centrale nell’associazione tra diabete e sessualità. Tale aspetto è ancora più evidente in alcuni passaggi significativi della vita, come il periodo della peri-menopausa (pre-menopausa, menopausa, post-menopausa). Al di là del processo che porta alla drastica riduzione degli estrogeni, è stato rilevato che la soddisfazione per la vita sessuale, in questa fase, può andare incontro ad esiti che variano da donna a donna, denotando delle differenze interindividuali molto pronunciate. Tale osservazione trova il suo fondamento sul fatto che in questa stagione la persona sente l’esigenza di ridefinire la rappresentazione di una corporeità che sta cambiando e di una femminilità che dovrà fare a meno di una possibile identificazione con la funzione procreativa.

La donna può adattarsi più o meno efficacemente a pressioni di ordine biologico, relazionale e culturale. In tal senso la funzione sessuale nella paziente con diabete è strettamente legata alla sua capacità di gestire i cambiamenti anche da un punto di vista psicosociale.

Il paziente come protagonista del trattamento

Da quanto discusso finora, emerge con chiarezza l’opportunità di un’adeguata gestione della patologia diabetica anche in una prospettiva sessuologica. La maggior parte dei sintomi della sfera intima, nonostante siano spesso presenti, non è riferita nei colloqui clinici, anche a causa della riluttanza da parte di alcuni medici a indagare tale area del disagio. Ciò costituisce un grande ostacolo al percorso che porta al benessere della persona. Da una parte, perché la salute sessuale influenza la qualità di vita in generale, dall’altra, perché ha un effetto negativo sulla motivazione da parte del soggetto ad aderire al trattamento per il diabete, così come evidenziato in diversi studi. Inoltre, la disfunzione erettile, specificamente, può rappresentare per la popolazione generale e ancor più per quella diabetica un importante “marker precoce” di possibili complicanze cardiovascolari, consentendo, se diagnosticati in tempo, di individuare e gestire preventivamente le condizioni di rischio.

Accogliere in modo appropriato i bisogni legati al benessere sessuale implica una buona comunicazione professionista-paziente anche sui temi legati alla sessualità fin dalle prime fasi successive alla diagnosi di diabete. Risulterà in tal senso fondamentale informare adeguatamente l’individuo e la coppia su quanto gli aspetti psicologici e relazionali possano influenzare il possibile impatto della malattia sulla sfera sessuale e affettiva.

Porre l’accento sull’evidente stretta connessione fra le dimensioni biologiche, psicologiche e sociali del problema, ha reso possibile per le persone affette da diabete la scoperta e la contestualizzazione del proprio ruolo attivo nel trattamento. Così l’esperienza clinica mostra sempre più chiaramente i vantaggi di utilizzare, da parte degli operatori sanitari, un’ottica clinica consistente nel considerare i pazienti non più contenitori passivi di consigli ma piuttosto partecipanti attivi.

Una tale prospettiva ha significato la realizzazione di una pratica clinica diversa, contraddistinta dall’interesse per la realtà individuale della persona ammalata, da uno stile comunicativo centrato sul paziente e da un’adeguata gestione dei tempi di intervento. Ciò ha presupposto l’abbandono di un atteggiamento ipergiudicante e prescrittivo. La chiave del successo terapeutico, così come la responsabilità dei comportamenti dannosi, è nelle mani del paziente che deve essere aiutato a prenderne consapevolezza.

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Gaetano Gambino

Autore da:  19 Aprile 2018

Psicoterapeuta a orientamento umanista e bioenergetico, esperto in sessuologia, è Socio Fondatore della SISP – Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, dove svolge la sua attività clinica.
Da diversi anni partecipa alla progettazione e alla realizzazione di corsi di aggiornamento e seminari rivolti a studenti, medici, psicologi, operatori socio-sanitari ed educatori.È autore di diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative nell’area della sessuologia e della psicologia, anche a livello internazionale