Sessualità femminile tra pregiudizi e conoscenze

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La sessualità è un aspetto fondamentale della vita e del benessere della donna, che abbraccia sia l’ambito delle relazioni interpersonali, che quello dell’identità e del funzionamento sessuale. Questa è modulata per tutta la vita da numerosi fattori quali: eventi accidentali, cambiamenti correlati alla riproduzione (es. gravidanza e menopausa), problematiche connesse alla salute (es. malattie croniche o tumori), aspetti relazionali (es. presenza o meno di un/una partner, grado di intimità raggiunta) e variabili socio-culturali (es. educazione o tabù).

Pillole di storia

L’interesse medico per la sessualità femminile risale al Medioevo ma considerando che le tre più grandi paure della popolazione del tempo erano la fame, il diavolo e le donne, il suo studio risultava alquanto grottesco poiché fungeva per lo più da specchio dell’ansia e dell’ipocrisia degli esperti del tempo, preoccupati delle “conseguenze” legate all’esercizio di una sessualità che avrebbe comportato la distruzione del sistema di valori della società patriarcale.

L’opinione comune dipingeva le donne come “impure” ed “inferiori” agli uomini, sia intellettualmente che fisicamente, alimentando così il mito maschile improntato alla superiorità e alla dominanza, anche in campo sessuale.

Un primo interesse scientifico verso la sessualità femminile iniziò timidamente a manifestarsi solo verso la fine del 1800, con gli studi sull’isteria di Jean Marie Charcot e Sigmund Freud.

Ma bisognerà arrivare alla fine del secondo dopoguerra per vedere pubblicati i primi studi approfonditi sulla risposta sessuale delle donne. Si pensi, ad esempio, ai celebri Rapporti Kinsey e allo scalpore che ne seguitò nella puritana America degli anni ’50. Con il suo team, l’autore raccolse in due volumi la storia sessuale di oltre 10.000 uomini e donne, riportandone orientamento, fantasie e pratiche in modo esplicito e descrittivo. Un’idea semplice e coraggiosa che, con i suoi limiti, ha sdoganato, tra le tante aree, anche quella dell’erotismo femminile, divenuto da quel momento oggetto di interesse (anche dal punto di vista anatomico e fisiologico) di altri celebri nomi della storia della sessuologia, tra il quali William Masters, Virginia Johnson (1966) ed Helen S. Kaplan (1974).

La sessualità come “circolo virtuoso”

Nonostante l’imponente rilevanza storica degli autori fin qui citati, è doveroso ricordare che gli studi scientifici della seconda metà del Novecento parlavano di una sessualità femminile del tutto analoga a quella maschile, in cui era possibile individuare 4 momenti ben distinti: l’eccitazione, caratterizzata da sentimenti soggettivi di piacere accompagnati da cambiamenti psicologici e genitali; il plateau, punto massimo di eccitazione con tensione muscolare costante; l’orgasmo, caratterizzato da un picco di piacere con contrazioni ritmiche della muscolatura genitale; la risoluzione, altrimenti definita come uno stato generale di rilassamento e benessere conseguente all’orgasmo.

A partire dal nuovo millennio, però, tutti gli studi sulla sessualità maschile e femminile hanno iniziato ad evidenziare delle distinzioni di genere nel ciclo di risposta sessuale, sottolineando quanto la visione lineare fino a quel momento proposta non era in grado di spiegare l’ampia variabilità di risposte che le donne fornivano a differenti stimoli erotici.

Bisognerà arrivare alle porte del Millennio perché un importante gruppo di ricercatori, guidati dalla celebre Rosemary Basson, riconoscesse che spesso l’eccitazione sessuale della donna è più conseguenza di una elaborazione individuale positiva di alcuni stimoli esterni che frutto di una piena consapevolezza dei propri cambiamenti genitali. Venne così proposto un modello circolare della risposta sessuale femminile secondo il quale la donna si troverebbe inizialmente in uno stato di desiderio definito neutrale che si tramuterà in una vera e propria capacità ricettiva a stimoli di natura sessuale solo nel momento in cui la protagonista farà esperienza di un’adeguata intimità emozionale. Tale ricettività attiverebbe poi nella donna una forma di eccitazione che, se continuerà a mantenersi costante, farà aumentare il suo desiderio spingendola a ricercare la soddisfazione e l’orgasmo.

In altre parole, nella donna, desiderio ed eccitazione tenderebbero ad influenzarsi e a rinforzarsi reciprocamente in un meccanismo nel quale l’esperienza sessuale giudicata positiva (sia dal punto di vista fisiologico che affettivo) condurrebbe ad un incremento del desiderio, mentre quella giudicata negativamente ad un suo calo progressivo. Se a questa lettura si aggiungono tutti gli stravolgimenti ormonali che caratterizzano la crescita evolutiva della donna (ciclo mestruale, gravidanza e allattamento, menopausa) è possibile affermare con certezza che la risposta sessuale femminile è tutt’altro che lineare e stabile nel tempo, ma frutto di una complessa interazione tra fattori biologici, psichici, relazionali e culturali.

All’interno di questo sistema circolare, dunque, sono numerose le variabili che possono intervenire – in modo più o meno incisivo – nel rafforzare o indebolire la percezione di piacere sessuale esperita dalla donna. A momentanei episodi di difficoltà si possono sostituire veri e propri quadri clinici che finiscono per impattare in modo importante tanto sul benessere individuale della donna quanto sulle dinamiche relazionali. Si parla, in questi casi, di “disfunzioni”, ovvero di compromissioni della risposta sessuale che possono interessare o il grado di desiderio ed eccitazione percepiti, o la capacità di raggiungere l’orgasmo o lo stadio di dolore provato durante i rapporti.

Siamo davvero scevri dai pregiudizi?

Nonostante gli studi condotti negli ultimi decenni in tema di sessualità abbiano portato alla luce nuovi aspetti legati alla risposta sessuale femminile, vecchi retaggi storici e culturali hanno comunque lasciato vivi una serie di pregiudizi. Tra gli stereotipi che tuttora influenzano fortemente il senso di libertà sessuale di molte donne ricordiamo quelli le dipingono come incapaci di prendere l’iniziativa sotto le lenzuola, soggette al divieto di praticare l’autoerotismo, promotrici di un ritiro sessuale dopo una gravidanza o la menopausa, “geneticamente predisposte” a provare minor desiderio sessuale rispetto agli uomini e costanti simulatrici di orgasmi.

Tali credenze popolari possono avere effetti devastanti sul benessere individuale e di coppia. Infatti, le donne vittime di tali “copioni sessuali” potrebbero essere portate a disinvestire sulla propria intimità, a sentirsi poco attraenti, a non dare importanza ai propri bisogni, a intraprendere rapporti sessuali anche quando non ne hanno voglia oppure a creare delle aree di segreto all’interno della coppia. Ne consegue che non è solo l’identità femminile ad essere fortemente minata ma anche la complicità di coppia potrebbe iniziare a venire meno creando così del terreno fertile per l’insorgenza di problematiche relazionali e disturbi sessuali.

Si evince quindi come il piacere sessuale femminile sia un processo estremamente complesso in cui si intrecciano non solo aspetti biologici, psicologici e relazionali ma anche culturali. Tenere conto di ciò aiuterà la donna, e in seconda battuta anche la coppia, a sviluppare un dialogo aperto sulla sessualità rendendola così un’esperienza piacevole e gratificante per entrambi.

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Marta Giuliani

Autore da:  18 aprile 2018

Sono socia fondatrice della Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, presso la quale svolgo la mia attività di Psicologa e Sessuologa.

Membro della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) e dell’Associazione Sessuologi Italiani (ASI), ho conseguito nel 2014 la Certificazione di “Psico-Sessuologa Europea” (European Certified Psycho-Sexologist) – rilasciata dalla European Society for Sexual Medicine (ESSM) e dalla European Federation of Sexology (EFS) – che attesta il conseguimento di una formazione di alto livello nell’ambito della Sessuologia e della Medicina Sessuale.

Nel 2018 ho partecipato come ospite all'evento TEDxUNIPV "Eureka: join the future" con un intervento dal titolo "Il futuro della sessualità: dalla libertà del piacere al piacere di essere liberi".

Convinta dell’importanza di promuovere una cultura corretta del benessere psicologico dell’individuo, mi occupo da anni di formazione e divulgazione scientifico/mediatica su tematiche di diversa natura. In particolare:

- collaboro con l’Ordine degli Psicologi del Lazio anche come blogger di “Sessual-mente parlando”;

- sono membro del Comitato di Redazione del Portale di Informazione “Sessuologo.it”;

- svolgo attività di ricerca in numerosi ambiti della sessuologia e della psicologia, pubblicando su riviste scientifiche di settore quali: Vision Pro, Sexologies, Rivista di Sessuologia Clinica, Rivista di Sessuologia;

- sono autrice di capitoli per manuali di settore tra i quali “The Syllabus of Clinical Sexology” e “Identità di genere. Consulenza tecnica per la riattribuzione del sesso”;

- collaboro con diverse testate giornalistiche tra le quali: Repubblica, SuperAbile, D-Repubblica, Wired, etc.;

- intervengo come relatrice a convegni e seminari organizzati da enti e associazioni su tematiche legate al benessere sessuale e affettivo dell’individuo e della coppia.

Negli anni ho collaborato con i seguenti enti:

- Ordine degli Psicologi del Lazio in qualità di Segretaria della Consulta dei Giovani Psicologi, dei Dottori in Tecniche Psicologiche e dei Laureati in Psicologia;

- Commissione “Organizzazione dello studio professionale” dell’ODCEC (Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma) in qualità di formatrice e Membro Esterno;

- Cattedra di “Psicologia Clinica dello Sviluppo Sessuale”, presso la Facoltà di Medicina e Psicologia, Università “Sapienza” di Roma in qualità di ricercatrice;

- European Federation of Sexology (EFS) in qualità di coordinatrice della Youth Initiative Committee;

- Servizio di consulenza psico-sessuologica del Policlinico Umberto I di Roma e Dipartimento di Scienze Ginecologico-Ostetriche e Scienze Urologiche dell’Università “Sapienza” di Roma – ambulatorio “Laparoscopia, endometriosi e dolore pelvico”, in qualità di operatrice.